Alfano, il Pd e i fatti come stanno
C’è una “indecorosa strumentalizzazione contro di me”, dice sul finire della solita giornata in cui la politica ha pestato l’acqua nel mortaio Matteo Renzi, che giura, nonostante tutte le critiche sue e dei suoi ad Angelino Alfano per l’affaire kazaco, di non avere intenzione di far cadere il governo. E al di là delle drammatizzazioni un po’ farlocche di Palazzo e giornalistiche, si può prenderlo sul serio. Perché Renzi, alla fine, la politica e la realtà le conosce, e pure meglio di altri compagni di partito. E la realtà e la politica dicono grosso modo le seguenti cose.
20 AGO 20

C’è una “indecorosa strumentalizzazione contro di me”, dice sul finire della solita giornata in cui la politica ha pestato l’acqua nel mortaio Matteo Renzi, che giura, nonostante tutte le critiche sue e dei suoi ad Angelino Alfano per l’affaire kazaco, di non avere intenzione di far cadere il governo. E al di là delle drammatizzazioni un po’ farlocche di Palazzo e giornalistiche, si può prenderlo sul serio. Perché Renzi, alla fine, la politica e la realtà le conosce, e pure meglio di altri compagni di partito. E la realtà e la politica dicono grosso modo le seguenti cose. Quando un esponente politico di primo piano, vicepremier e ministro dell’Interno, nonché segretario del secondo partito del governo, si presenta alle Camere e si assume la responsabilità, su una vicenda delicata, di affermare una versione dei fatti, e lo fa sulla scorta di una relazione autorevole del capo della polizia, e la sua versione è confermata, nei comportamenti e nelle conseguenze, dai suoi collaboratori, compreso l’ex capo di gabinetto Giuseppe Procaccini, e trova infine l’avallo del presidente del Consiglio Enrico Letta (“Non vedo nubi, lui è estraneo”), le chiacchiere stanno a zero. O c’è piena fiducia politica su questo, o il governo cade e la palla torna a Giorgio Napolitano. Le altre ipotesi, il passo indietro volontario, la sfiducia senza la crisi di governo, la sostituzione e quant’altro, sono tempo perso. Renzi annota che “già qualche settimana fa Letta ha chiesto a un ministro di farsi da parte”. Ma Josefa Idem non è Alfano Alfano, e non per la canoa. Quella del Pd appare una manfrina, a uso interno, forse anche i favorevoli a sostenere il governo hanno bisogno di sentirsi confermati da Letta. Se così non è, se ne prenda atto. E in quel caso la soluzione sarebbe solo una: la crisi.